Ogni anno, il 10 ottobre, si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Salute Mentale. È un momento dedicato all’informazione e alla sensibilizzazione, ma anche un invito a riflettere su una dimensione essenziale del benessere delle persone e sul modo in cui una società accoglie la sofferenza psicologica.
La Giornata nasce nel 1992 per iniziativa della Federazione Mondiale per la Salute Mentale, con l’obiettivo di promuovere la salute mentale e favorire una maggiore conoscenza delle questioni che la riguardano. Nei primi due anni non viene individuato un tema specifico; il primo viene scelto nel 1994 ed è dedicato alla qualità dei servizi di salute mentale nel mondo. Già quell’anno, 27 Paesi organizzano iniziative per celebrare la ricorrenza.
Da allora, ogni edizione ha portato l’attenzione su aspetti diversi, dalla salute mentale delle donne, dei bambini e delle persone anziane al rapporto con il lavoro e alle emergenze umanitarie. Temi differenti che mostrano quanto la salute mentale sia profondamente intrecciata alla vita delle persone e delle comunità. Nel tempo, il 10 ottobre è diventato un appuntamento internazionale, sostenuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Parlare di salute mentale, tuttavia, non significa soltanto parlare di disturbi, servizi e trattamenti. Significa anche guardare alle parole con cui raccontiamo la sofferenza psicologica e alle condizioni che possono rendere più difficile chiedere aiuto, accedere alle cure e sentirsi pienamente parte della comunità. Tra queste, una delle più persistenti è lo stigma.
Lo stigma comprende stereotipi, pregiudizi e comportamenti discriminatori che possono accompagnare chi vive un disturbo mentale. Si manifesta nelle relazioni personali, sul lavoro, nei servizi e nelle istituzioni, ma può assumere anche una forma più silenziosa, quando i giudizi degli altri vengono interiorizzati e finiscono per influenzare il modo in cui una persona guarda a sé stessa, alle proprie capacità e alle proprie possibilità.
Le conseguenze possono essere profonde. La paura di essere giudicati può rendere più difficile raccontare ciò che si sta vivendo, rivolgersi a un professionista o intraprendere un percorso di cura. Può alimentare vergogna e isolamento, aggiungendo un ulteriore peso a una condizione già complessa. Alla sofferenza legata al disturbo può così sommarsi quella prodotta dal modo in cui la società lo percepisce.
La ricerca scientifica ha dedicato negli ultimi anni un’attenzione crescente a questo fenomeno. Nel 2022, la rivista The Lancet ha pubblicato il rapporto della Commissione internazionale sullo stigma e la discriminazione in salute mentale, realizzato anche attraverso il coinvolgimento diretto di persone con esperienza vissuta di disturbi mentali. Le loro testimonianze hanno contribuito a mettere in luce una prospettiva fondamentale: per comprendere lo stigma occorre ascoltare anche chi lo ha incontrato nella propria vita.
La Commissione ha raccolto le esperienze di centinaia di persone in 45 Paesi. Per la grande maggioranza dei partecipanti, stigma e discriminazione possono arrivare a pesare più della stessa condizione di salute mentale. Anche i media hanno un ruolo significativo. Il modo in cui vengono raccontati i disturbi mentali può rafforzare stereotipi e rappresentazioni distorte, ma anche contribuire a modificarli, offrendo una narrazione più consapevole e dando spazio alle esperienze reali.
Dal confronto con queste esperienze può nascere una conoscenza diversa. Tra gli interventi individuati dalla Commissione come più efficaci vi sono quelli che favoriscono il contatto diretto tra persone con e senza esperienza di un disturbo mentale. Conoscere una persona al di là della diagnosi, ascoltarne la storia e condividere un momento di confronto può contribuire a mettere in discussione immagini preconfezionate e favorire una comprensione più autentica.
Va in questa direzione anche il tema scelto dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale per il 2026: “Lived experiences heard: real voices, real change”, ovvero “Esperienze vissute ascoltate: voci reali, cambiamento reale”.
Il tema richiama il valore dell’esperienza di chi ha attraversato un problema di salute mentale. Non soltanto una testimonianza personale, ma una forma di conoscenza capace di contribuire alla comprensione dei bisogni, al miglioramento dei servizi e alle decisioni che riguardano la salute mentale. Ascoltare queste voci significa riconoscere alle persone un ruolo attivo nelle scelte che le coinvolgono.
La Giornata Mondiale della Salute Mentale diventa così un invito a guardare alla salute mentale nella sua complessità, oltre le diagnosi e i percorsi di cura, dando valore alle storie, alle relazioni, alle risorse e alle aspirazioni delle persone. Celebrarla vuol dire promuovere conoscenza e contrastare i pregiudizi, contribuendo a costruire contesti nei quali parlare delle proprie difficoltà e chiedere aiuto possa essere vissuto con maggiore fiducia e libertà.
È in questa prospettiva che si inserisce il convegno di Rovereto del 9 ottobre, organizzato in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale. Il programma metterà a confronto operatori, rappresentanti delle istituzioni, familiari e persone con esperienza vissuta su diritti, dignità della persona e politiche di salute mentale, supporto tra pari, sensibilizzazione dei più giovani e lavoro di rete nella comunità.
Una giornata per mettere in dialogo competenze professionali ed esperienze vissute, riconoscendo nella pluralità degli sguardi una risorsa preziosa per comprendere meglio la salute mentale e promuovere una cultura sempre più attenta alla persona.
Fonti: World Federation for Mental Health (wfmh.global); Thornicroft G., Sunkel C., Alikhon Aliev A. et al. (2022). The Lancet Commission on ending stigma and discrimination in mental health. The Lancet, 400, 1438–1480.