NEWSLETTER giugno 2024
Intervista a Giulia Marzocco,
Medico in formazione specialistica psichiatrica c/o Ospedale di Borgo Roma GB Rossi, Verona
• D: In occasione del Congresso della Società Italiana di Psichiatria, tra i 150 poster esposti sugli studi sulla salute mentale, l’Associazione Anna e Luigi Ravizza ha premiato il suo poster sullo stigma. In cosa consisteva lo studio?
R: Lo studio che ho presentato ha riguardato le esperienze di discriminazione vissute dai pazienti all’interno dei servizi di salute mentale. Abbiamo somministrato un questionario a 240 utenti per indagare il loro vissuto e le percezioni sullo stigma. Dai risultati è emerso che i partecipanti hanno vissuto diverse esperienze di discriminazione: alcuni si sono sentiti inadeguati perché ritenuti non trattabili, altri esclusi dalle discussioni, altri ancora hanno percepito un atteggiamento autoritario nei loro confronti. Alcuni hanno riportato di sentirsi incapaci di cercare e mantenere un lavoro, mentre altri hanno riscontrato un atteggiamento paternalistico da parte del personale.
• D: Perché ha scelto di concentrarsi sullo stigma?
R: Il tema dello stigma mi ha sempre interessata, e questo studio mi sta aiutando a comprendere meglio il disagio che non credevo fosse così diffuso all’interno delle strutture sanitarie. L’etichetta di “malato mentale” può ridurre significativamente il funzionamento delle persone sia a casa che fuori, portandole spesso a non chiedere aiuto per vergogna e imbarazzo. Questo può anche sfociare in problemi gravi come il suicidio e il rifiuto della terapia farmacologica. La percezione di essere considerati non trattabili può portare a un senso di impotenza e disperazione, compromettendo ulteriormente il loro percorso di recupero. L’esclusione dalle discussioni e le dinamiche autoritarie possono minare la fiducia e la collaborazione tra pazienti e operatori, rendendo difficile l’adesione ai trattamenti proposti. Il sentimento di incapacità nel cercare e mantenere un lavoro riflette non solo le difficoltà legate alla malattia, ma anche l’impatto dello stigma sociale che riduce le opportunità di reinserimento nel mondo lavorativo. Infine, l’atteggiamento paternalistico del personale può risultare demotivante e svilente, impedendo ai pazienti di sentirsi parte attiva nel proprio percorso di cura. La riduzione dello stigma è fondamentale per migliorare l’efficacia dei trattamenti e la qualità della vita dei pazienti, permettendo loro di vivere con dignità e integrarsi pienamente nella società.
R: Assolutamente sì, soprattutto alla luce dei risultati ottenuti che confermano quanto lo stigma sia presente all’interno dei servizi psichiatrici. I dati raccolti sottolineano la necessità di interventi mirati a migliorare la comunicazione e le dinamiche relazionali nei servizi di salute mentale, promuovendo un approccio più inclusivo e rispettoso verso i pazienti.
Sempre grazie al coordinamento del Professor Lasalvia, stiamo elaborando un nuovo studio ispirato a un modello inglese. Questo progetto prevede un training per gli operatori con l’intento di aiutarli a ridurre lo stigma nei confronti dei pazienti. Somministreremo un questionario prima e dopo il training per valutare l’efficacia dell’intervento e analizzeremo i risultati per comprendere l’impatto del training sulla riduzione dello stigma.
Questo training per gli operatori e la relativa analisi di efficacia, rappresenta un passo importante in questa direzione, con l’obiettivo di creare un ambiente più accogliente e di supporto per tutti.
l pregiudizio e lo stigma riguardo la possibilità di trattare e guarire i disturbi psichici, rallentano il riconoscimento (diagnosi) e il trattamento appropriato di questi problemi. La probabilità di una risoluzione completa dei disturbi psichici dipende dalla tempestività con cui si inizia il trattamento.